Disarchivio. Cinema e altro/ve da una lente anticoloniale

Ancora sui David di Donatello 2026

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Nuove brevi considerazioni sulle candidature alla 71ma edizione dei David di Donatello, dove resistono nelle cinquine finali Bobò e Festa in famiglia, e più in generale sulle condizioni di crisi avanzata in cui versa il cinema italiano.


Torno a occuparmi delle candidature alla 71ma edizione dei David di Donatello dopo un primo post a febbraio (link). Nel frattempo, sono stati rese note le cinquine dei candidati ai premi. Nella categoria Film Documentari, non ce l’ha fatta purtroppo a superare lo step successivo alla shortlist I Diari di mio padre di Ado Hasanović, mentre fra i migliori cinque resiste Bobò di Pippo Delbono, prodotto dalla Fabrique Entertainment di Renata Di Leone. Ha superato la selezione anche Festa in famiglia di Tadir Taji, in lizza come Miglior Cortometraggio. C’è da tifare con tutto il cuore per loro e per Everyday in Gaza, prodotto da WeWorld, ritratto intimo della famiglia Farra nella Gaza sotto genocidio diretto da Omar Rammal, residente ad Amman, con le riprese di Soleiman Hejji, effettuate tra aprile e maggio 2025, corto anch’esso in lizza in questa categoria.

In queste settimane è esploso lo scandalo dopo la pubblicazione dell’esito dei bandi sui fondi selettivi e sulla promozione che hanno penalizzato progetti importanti come il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti, incredibilmente escluso dai finanziamenti, e hanno ridotto del 25 per cento i fondi all’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Negli stessi giorni, l’annuncio della selezione ufficiale del prossimo Festival di Cannes, con l’assenza di titoli italiani in competizione ufficiale, oltre a generare parallelismi calcistici fin troppo scontati, ha confermato, dopo il Sundance, Rotterdam e Berlino, che stanno venendo al pettine i nodi di una lunga crisi di comparto accelerata dalla pessima gestione del dossier tax credit da parte del governo Meloni, accusato a ragione di definanziare la produzione del cinema indipendente e di ricerca per concentrare le poche risorse sulle misure rivolte ad attrarre le produzioni runaway d’oltreoceano.

Com’è noto, il collettivo #SiamoAiTitoliDiCoda, che da mesi aggiorna l’identikit impietoso di una crisi di sistema preoccupante per le vite di migliaia di maestranze, ha invitato candidati e candidate ai David a partecipare all’incontro annuale con il Presidente Mattarella ma a disertare la cerimonia di consegna dei David in programma il 6 maggio, per fare in modo che le poltrone vuote restituiscano l’immagine plastica di un pezzo d’industria culturale affossato deliberatamente da questo governo, a favore delle piattaforme e del cinema di Hollywood. Si tratta di una posizione non solo legittima ma per molti aspetti condivisibile e da abbracciare. Mi convince assai meno la scelta, per supportare l’iniziativa, di un ben noto sito statunitense di petizioni per raccogliere firme, che lucra profitti sulle contraddizioni di un’economia estrattivista globale di cui è esso stesso parte e raccoglie firme anche su campagne tossiche irricevibili, come quella che chiede le dimissioni di Ilaria Salis dal Parlamento Europeo.
[LDF]

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