IFMBFI, un database tutto da esplorare

Da oggi online l’Italian Filmmakers with a Migration Background Film Index (IFMBFI), un database di oltre cento titoli disponibili in streaming, gratis o su piattaforme, fra miniserie, lunghi, corti e lavori sperimentali, diretti da registə italianə dal background migratorio. C’è Özpetek ovviamente, ma anche tantissimə altrə da scoprire o riscoprire.
Ma voi lo sapevate che in rete, tra una piattaforma e l’altra, sono visibili oltre cento film, o meno ambiziosamente prodotti audiovisivi, diretti da creativə italianə dal background migratorio? Io no, fino a quando non mi sono preso la briga di buttare giù un file tabella, cominciando con pazienza a mettere insieme le informazioni che già avevo, sulla base della frequentazione non breve con lavori e registə in questione, e ho creato questo database che ho denominato, ispirandomi al mitico Palestine Film Index, Italian Filmmakers with a Migration Background Film Index. Ci si chiederà di chi sto parlando, di grazia. Alcuni nomi sono già entrati da anni nel dibattito critico mainstream. Uno anzi è amato molto, più che dalla critica, dal pubblico pagante in sala e sulle piattaforme, e chi legge indovinerà subito che mi riferisco a Ferzan Özpetek, il cui ultimo Diamanti, uscito a natale 2024, ha incassato oltre 16 milioni di euro, aggiudicandosi il Nastro d’Argento come Film dell’Anno e il David dello Spettatore. Quasi tutti i suoi lavori, da partire dall’esordio Il bagno turco – Hamam (1997), sono disponibili in streaming su piattaforma.
Verrebbe da pensare che uno come lui, uno di quelli che ce l’ha fatta, per così dire, non avrebbe certo bisogno di figurare in un database pensato per disinvisibilizzare, e più banalmente mettere in uno stesso contenitore, prodotti audiovisivi di registə che giocano perlopiù in un altro campionato e spesso stentano a trovare un pubblico. E forse è così. Però il successo popolare di Özpetek, che pure, al di là dei suoi indubbi meriti di narratore e direttore di attorə, può essere spiegato anche con precise scelte sul piano dei modi di produzione e rappresentazione, serve a ricordarmi/ci due cose: primo, che qui cercherò di tenermi lontano da logiche discorsive di segno prescrittivo, finalizzate a suggerire che c’è un modo preferibile di abitare il mercato e il discorso critico, anche se ovviamente ho i miei punti di vista; secondo, che non sta scritto da nessuna parte che un regista dal background migratorio sia votato in Italia a un destino di esclusione e precarietà, a fare un film ogni cinque anni, quando va bene, o a ristagnare in una specie di limbo permanente, in attesa di una grande occasione che non arriva mai.
L’invenzione critica di questa “famiglia” deə registə italianə dal background migratorio, che include autorə razzializzatə o la cui storia familiare rimanda a Paesi esterni all’ex-Primo Mondo, nasce quindi dall’intento sicuramente non di definire una «certa tendenza» del cinema italiano, né tantomeno postula un insieme riconoscibile di caratteristiche legate al percorso di vita, formazione artistica e pratica lavorativa. Poggia su un dato biografico o familiare che non va enfatizzato oltremisura ma sicuramente ha in parte condizionato la loro agibilità in uno spazio culturale e politico come quello italiano che definirei poco inclusivo, con un gentile eufemismo, controllato da attori istituzionali e di mercato, che hanno rallentato – a gran parte di loro, per non dire tuttə – l’accesso all’industry dell’audiovisivo e ostacolata la possibilità di costruirvi un percorso di lavoro attraverso la continuità. Dentro questo frame, lasco e generico, si incontrano mille storie e mille percorsi, diversi l’uno dall’altro, che non tutti, attenzione, trovano tracce in questo database, nel senso che le assenze, o per meglio dire i nomi di creativə non rappresentatə, pur avendo diversi titoli in filmografia, non sono poche.
Questo non è il luogo neanche per abbozzare considerazioni minimamente articolate su questo corpus di prodotti audiovisivi dai generi più disparati, dalla miniserie al corto documentario, dal lungo di finzione allo short VR, e che coprono un arco temporale di oltre un trentennio, partendo dal corto sperimentale di videoarte di Theo Eshetu Nativity, datato 1989. Alcuni di questi lavori, come quelli di Eshetu, sono stati messi a disposizione direttamente sui siti o sui canali YouTube o Vimeo gestiti daə autorə o dalle produzioni, e quindi spesso a volte sono accessibili gratuitamente. In altri casi bisogna passare per piattaforme mainstream a pagamento come Netflix, Prime, Now: nei casi di film disponibili in più piattaforme, mi è parso obbligato inserire il collegamento alla pagina di MyMovies che elenca le varie piattaforme che offrono il titolo in questione con i relativi link. In alcune circostanze, i film sono messi a disposizione da piattaforme indipendenti e del cinema di ricerca e civile come OpenDDB, ZalabView e Streen.
Dentro questo mare magnum spiccano titoli noti pluripremiati come Il legionario (Hleb Papou, 2022), Premio Miglior Regista Esordiente nella sezione Filmmakers of the Present al Festival di Locarno; Europa (Haider Rashid, 2021), Premio Italiani nel Mondo; Bangla (Phaim Bhuiyan, 2019), che si è aggiudicato il David Miglior Regista esordiente, il Nastro d’Argento Migliore Commedia, e il Globo d’Oro Migliore Opera Prima; Anija – La nave (Roland Sejko, 2013), David Miglior Documentario; Il silenzio, short “caso”, realizzato dalla Kino Produzioni e diretto da Farnoosh Samadi e Ali Asgari, presentato in concorso a Cannes e vincitore di 28 premi ma escluso dai David perché i registi erano entrambi di cittadinanza iraniana, e poi naturalmente diversi lavori di Özpetek: Magnifica presenza (2012), Nastro d’Argento al Migliore Soggetto e Globo d’Oro Miglior Regista; Mine vaganti (2010), Nastro d’Argento come Migliore Commedia e Globo d’Oro come Miglior Film e Sceneggiatura; Saturno contro (2007), Nastro d’Argento come Miglior Sceneggiatura e Globo d’Oro come Miglior Film e Sceneggiatura; Cuore sacro (2005), Globo d’Oro come Miglior Film; La finestra di fronte (2003), Nastro d’Argento come Miglior Soggetto, e Globo d’Oro come Miglior Film e Migliore Sceneggiatura; Le fate ignoranti (2001), Nastro d’Argento come Miglior Soggetto, Globo d’Oro come Miglior Regista.
Ci sono poi i film segnalati per i loro progetti. Dal Premio Mutti, nel 2025 giunto ormai alla 17ma edizione: In una goccia (Valeria Weerasinghe, 2023), Nel blu (Mounir Derbal, 2021), L’interprete (Hleb Papou, 2018), Per un figlio (Suranga D. Katugampala, 2016), Le ali velate (Nadia Kibout, 2016), Il debito del mare (Adil Tanani, 2012), Life in the City (Abdoulaye Gaye, 2009). Ma anche dal Premio Migrarti: Indovina chi ti porto per cena (2018) e Ambaradan (2017) di Amin Nour, Art Bridge (Harvindher Singh, 2018), La festa più bellissima (Hedy Krissane, 2018), A mio padre (Gabriel Laderas, 2017), e forse altri che mi sfuggono. Ma vale la pena avventurarsi alla scoperta dei lavori di veterani come Rachid Benhadj e Mohamed Challouf e autorə emergenti come Sara Fgaier, Dagmawi Yimer, Elia Moutamid, solo per citare alcuni nomi e naturalmente scontentarne molti altri. Ce n’è davvero per tutti i gusti cinefili o quasi, da chi segue con attenzione la galassia del corto aə fan del cinema d’animazione, sperimentale e d’archivio ma anche per chi invece è più interessato al cinema del reale e a storie di vita vissute, tra razzismo istituzionale e di prossimità e battaglie per la cittadinanza, raccontate con uno sguardo di prossimità e complicità, fra direttə interessatə.
Il database va inteso come incrementale e aperto, quindi ə creativə italianə dal background migratorio i cui lavori siano stati dimenticati dal sottoscritto o resi disponibili in streaming di recente possono se vogliono contattarmi e li aggiungerò volentieri. L’auspicio è che da cosa nasca cosa. Che magari nuove audiovisioni facciano crescere una nicchia di mercato e uno spazio di dibattito critico nuovi per registə natə in Italia o che qui hanno deciso di stabilirsi oppure anche solo di sviluppare alcuni progetti, ma stabilendo un dialogo creativo e produttivo non episodico con attori dell’industry e col pubblico made in Italy, contribuendo a sprovincializzare e rendere meno bianconormato il cinema del Belpaese. Buona scoperta!
[LDF]